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Mandarino

Il mandarino è un caciocavallo con una forma molto particolare. Nasce da latte vaccino e gesti sapienti. Attraversa il tempo sospeso su travi, dove aria e pazienza ne scolpiscono il carattere. Durante la stagionatura all’esterno si fa compatto e dorato, all’interno resta con un cuore che può essere dolce e lattico da giovane, oppure più intenso e leggermente piccante con il passare dei mesi.

Al primo morso racconta la Puglia rurale, quella delle masserie bianche. È un formaggio che sa di sole e di tempo, essenziale ma fiero, capace di farsi compagnia semplice o protagonista deciso sulla tavola.


Formati disponibili: –
Tabella nutrizionale

Ingredienti:

  • Latte vaccino fresco
  • Caglio
  • Siero innesto naturale
  • Sale

Come si prepara

Il mandarino prende vita da un rito preciso, quasi coreografico, dove ogni gesto ha il suo tempo.

Si parte dal riscaldamento del latte fino a 35 °C e con l’aggiunta del caglio si forma il coagulo che riposa per 20 minuti. Segue la rottura del coagulo, un gesto netto che libera il siero. Il siero viene estratto, e la cagliata viene trasportata nel banco di scolatura, dove riposa ancora per 15 minuti. Poi arriva la triturazione con il tagliapasta. La cagliata viene trasportata in filatrice, dove si aggiunge acqua a 90 °C per 5 minuti. Il calore la rende elastica, lucida, pronta a essere lavorata. Si passa quindi alla formatura manuale. Le mani modellano la tipica forma con il piccolo nodo superiore che permetterà di legare le forme a coppia. Le forme vengono immerse in acqua corrente per il raffreddamento, così da fissarne la struttura. Poi il passaggio in salamoia a 4 °C dona sapidità e contribuisce alla conservazione. Dopo la salatura, il mandarino affronta l’asciugatura a temperatura ambiente per 24 ore, momento in cui la superficie si prepara alla lunga attesa. Infine, la stagionatura a 10 °C con il 75% di umidità, che può durare da 20 giorni fino a un anno. Il formaggio con il tempo diventerà più compatto, intenso.

Come gustarla

  • A fette, con un filo di olio extravergine e una macinata di pepe nero. Se è giovane, racconta il latte con dolcezza. Più è stagionato, più risponde con una nota decisa e leggermente piccante
  • Con miele di castagno o di agrumi, dove la sapidità del formaggio incontra una dolcezza avvolgente e crea un equilibrio pieno, rotondo. O con confetture di fichi o cipolle rosse, per un contrasto tra intensità e freschezza che accende il palato
  • Grigliato su pane caldo o bruschette, quando il calore ne ammorbidisce la pasta e sprigiona profumi tostati
  • A cubetti in insalate di verdure arrosto o legumi, dove aggiunge struttura e una nota sapida che tiene insieme ogni ingrediente
  • Fuso su patate, funghi o melanzane, per una consistenza filante che avvolge e arricchisce senza coprire
  • In abbinamento a capocollo, prosciutto crudo o salumi delicati, per un dialogo tra sapidità e morbidezza che sa di tavole conviviali e generose